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Il rapporto tra soggetti in età evolutiva e tecnologia è da sempre complesso, e l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) ha ulteriormente accentuato le fragilità di questo equilibrio. Negli ultimi anni, lo sviluppo dei sistemi di IA ha compiuto passi da gigante, arrivando a introdurre componenti emotive e relazionali nei modelli conversazionali, con l’obiettivo di simulare capacità socio-affettive tipiche dell’essere umano [1].
Al contempo, la facilità d’accesso e di reperibilità di tali risorse ha incoraggiato il loro utilizzo, spesso in maniera superficiale. I giovani in particolare si sono avvicinati a questi strumenti per diverse finalità, tra cui anche quella di ricevere supporto e ascolto [2]. L’attualità ci ricorda quanto il tema sia urgente: casi di cronaca, come quello denunciato da due genitori americani secondo cui un chatbot avrebbe contribuito al suicidio del figlio adolescente [3], mostrano in modo drammatico i rischi di un’interazione non mediata con sistemi conversazionali sempre disponibili.
A questo si aggiungono i recenti leaks da Meta [4], che hanno rivelato come le stesse aziende che sviluppano chatbot e assistenti virtuali siano consapevoli della loro capacità di generare forme di dipendenza, finendo anche per utilizzare un tipo di linguaggio e stile di comunicazione “sensuale” o “romantico”, anche con i più giovani. Queste rivelazioni confermano la necessità di un dibattito pubblico e istituzionale su come regolamentare e controllare l’uso di tali tecnologie.
L’obiettivo della conferenza è costruire un quadro teorico e critico per analizzare la natura del rapporto tra chatbot affettivi e sviluppo emotivo dei minori, a partire da tre prospettive chiave: tecnologica, psicosociale e normativa. Uno degli snodi centrali sarà il confronto tra l’interazione con un chatbot – sempre disponibile, privo di giudizio e con uno spettro emotivo semplificato – e la complessità delle relazioni umane, in cui esperienze come conflitto, frustrazione, silenzio e incomprensione svolgono un ruolo fondamentale nei processi educativi e di crescita.
In particolare, si analizzerà l’architettura e la progettazione degli attuali modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), e quali schemi interattivi propongono nelle interazioni con i minori. A differenza delle relazioni umane – dove bambini e adolescenti si confrontano anche con rifiuti, silenzi, conflitti e mancanza di comprensione – i chatbot tendono a proporre una comunicazione con uno spettro di sfumature più limitato, talvolta eccessivamente positiva e in grado di rinforzare credenze preesistenti [5].
Il dibattito si concentrerà dunque su come bilanciare i potenziali benefici di un’IA sempre disponibile con la necessità, per ogni percorso di crescita, di esperienze autentiche, anche negative, che favoriscano una maturazione affettiva e sociale completa. Infine, verranno discusse proposte di policy e interventi normativi a tutela dei minori, con particolare attenzione alla regolamentazione dell’uso dell’IA su scala nazionale, europea e internazionale.
[1] https://ipsico.it/news/
[2] https://www.ilmessaggero.it/
[3] https://www.corriere.it/
[4] https://www.bbc.com/news/
[5] https://www.vice.com/en/
Federico Ferrazza Giornalista | Direttore responsabile di Italian Tech GEDI Gruppo Editoriale
Ernesto Caffo Presidente Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro ETS
Francesco Lapenta Direttore dell'Institute of Future and Innovation Studies presso John Cabot University
Guido Scorza Componente del Collegio del Garante per la Protezione dei Dati Personali
Lavinia Mennuni Senatrice della Repubblica
Marianna Madia Deputata e già Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione
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